Una domanda che faccio sempre durante i corsi di scrittura è: “Secondo voi quanti tipi di storie esistono?
Molti pensano che mi riferisca ai generi letterari, ma la domanda non riguarda il “colore delle storie” bensì le (macro)trame possibili.

Ci sono varie teorie, ovviamente.
C’è chi dice che esistono trenta tipi di storie, chi dieci, chi sette, chi tre… Non esiste una risposta giusta o quantomeno qualsiasi risposta è opinabile. I computer, ad esempio, tramite gli algoritmi hanno stabilito che le trame fondamentali sono sei.
La teoria che mi convince di più è però quella di Edward Morgan Forster. Per lo scrittore inglese esistono soltanto due tipi di storie: la prima è “qualcuno parte per un viaggio” e la seconda è “uno straniero arriva in città”.
È un’idea molto forte perché se ci fate caso un esempio del primo tipo è l’Odissea, mentre un esempio del secondo è l’Iliade. Iliade e Odissea, quindi, i due capisaldi della nostra cultura, da cui è possibile far discendere tutto ciò che abbiamo raccontato e continuiamo a raccontare da millenni (al punto che ci possiamo chiedere se abbia ancora senso pensare di scrivere qualcosa di nuovo).

Questa teoria l’ho presa per buona e spiegata per alcuni anni, finché tempo fa mi è capitato di rivedere Biancaneve e i sette nani nella versione Disney del ’37 (avere una bambina di tre anni obbliga a fare un ripasso dei cartoni animati fondamentali). E a un certo punto del film mi sono accorto che il punto di vista era cambiato: non più quello di Biancaneve come all’inizio della storia, ma quello dei sette nani, spaventati perché qualcuno (la stessa Biancaneve) è entrato nella loro casetta.
Ecco, questo slittamento da un punto di vista all’altro segna anche il passaggio dalla tipica “storia numero 1” (qualcuno parte per un viaggio) alla tipica “storia numero 2” (uno straniero arriva in città). Quel qualcuno che parte per il viaggio e lo straniero che arriva in città sono lo stesso personaggio – la nostra cara Biancaneve – solo visto da una prospettiva diversa.
Per cui si potrebbe semplificare ulteriormente la teoria di Forster e arrivare a una nuova teoria: esiste un unico tipo di storia, che può essere raccontata da due punti di vista opposti.

Che questi temi siano antichi eppure attualissimi lo dimostra la cronaca giornalistica. Ogni giorno tg e quotidiani si nutrono dei conflitti che scaturiscono dai due tipi di storie di Forster: da una parte si parla dei nostri poveri giovani costretti a emigrare per colpa della crisi, dall’altra dei pericolosi migranti che sbarcano sulle nostre coste.
E, come vedete, anche qui a cambiare è soltanto il punto di vista.