In questi giorni si sta scatenando una furibonda iconoclastia. Statue abbattute e deturpate, storie che se non è possibile censurare allora si cerca di screditare o nascondere alle prossime generazioni.

L’errore è confondere le persone e le opere, ritenere che i Capolavori possano nascere soltanto dagli Uomini Perfetti. Sbagliato. Primo perché gli Uomini Perfetti non esistono, secondo perché qualsiasi opera va giudicata per quello che è e non in base a chi l’ha scritta/dipinta/composta/interpretata/diretta e via dicendo.

Lasciva est nobis pagina, vita proba ammoniva già Marziale. Se racconto la storia di un gerarca nazista che è fiero di servire il Terzo Reich, nessuno può imputarmi la colpa di essere nazista. Sto raccontando una storia. Punto.

Viceversa, se scrivo storie così pucciose da far impallidire la famiglia del Mulino Bianco ma nella vita prendo a calci i cani, nessuno dovrebbe sminuire le mie opere a causa della mia perversione.

Vi ricordate i roghi dei dischi dei Beatles dopo che John Lennon aveva detto che ormai erano più famosi di Gesù?
Ecco, sono scene che a me raccapricciano sempre, ma da un po’ la lista di quelli a cui molti vorrebbero infliggere la damnatio memoriae si sta allungando.

Nabokov inneggiava alla pedofilia perché ha scritto di Lolita e Humbert? Nel dubbio bruciamo Lolita?
E il caro Edmondo De Amicis che al contrario è entrato nell’immaginario comune come l’Autore Morale per eccellenza, lo sapevate che tradiva e picchiava la moglie? Che la chiamava “scellerata megera”? Che a causa dei continui litigi e delle violenze aveva spinto il figlio a suicidarsi? Diciamolo, come uomo era uno stronzo. E allora nel dubbio bruciamo anche Cuore?

La santità pretendiamola dai santi. Dagli uomini, invece, aspettiamoci solo qualche bella opera e magari un po’ di pietà.

Monumento a Edmondo De Amicis in piazza Carlo Felice a Torino