Come forse sapete, oltre a scrivere mi dedico alla mia casa editrice e per questo motivo leggo tantissimi manoscritti.
Da quando ho iniziato, una decina di anni fa, l’età media di chi ci manda testi in lettura si è alzata. Non so se dipenda dalla percezione del nostro lavoro che si ha dall’esterno o se piuttosto siano sempre meno i giovani che decidono di esprimersi attraverso la scrittura.
Mi viene da pensare che probabilmente oggi i ragazzi preferiscano altri mezzi, tipo i video su YouTube, che hanno un feedback immediato e soprattutto possono arrivare, senza filtri, a tanti coetanei.
La scrittura, lo sappiamo, ha tempi diversi, che forse mal si conciliano con i ritmi del presente. Oggi si ha fretta e la fretta forse d’ora in poi sarà sempre di più il vero nemico dei libri, altro che gli ebook senza profumo della carta…
Comunque.
Ogni tanto qualche manoscritto di giovani e giovanissimi aspiranti scrittori ci arriva. Ed è a loro che voglio rivolgere il mio post. Perché i giovani e giovanissimi aspiranti scrittori quasi mai riescono a rendere la freschezza dei loro anni. Hanno vent’anni e scrivono come dei vecchi tromboni, vantandosi fin dalla presentazione di ispirarsi a Dante, a Manzoni, addirittura agli autori greci e latini.
E allora io vorrei prenderli da parte, a uno a uno, e dire: “Avete vent’anni! Fate i ventenni! Sperimentate!”
Perché se non si sperimenta a quell’età, se non si prova a innovare e a svecchiare la narrativa, quando lo si può fare?
Ho avuto la fortuna di cominciare a interessarmi al mondo dei libri in un momento in cui i giovani scrittori erano giovani per davvero e raccontavano il loro mondo in una maniera nuova e anche un po’ sfrontata, senza nascondersi dietro i Grandi Nomi della Letteratura (che in ogni caso sarebbe sempre meglio maneggiare con cura).
Oggi chi avrebbe il coraggio e la personalità di proporre un romanzo come il Jack Frusciante di Enrico Brizzi? Il protagonista era un tardoadolescente come il suo autore, ed era un tardoadolescente così credibile che in lui si sono riconosciuti tantissimi altri suoi coetanei.
Io, un libro così, aggiornato ai nostri tempi, lo aspetto a braccia aperte e ogni volta che vedo un manoscritto di un autore giovane ci spero.
E ogni volta rimango deluso: è come se si fosse allargata la forbice tra i ragazzi che sono interessati ai libri e quelli che li schifano. I primi, per segnalare la loro diversità, si danno un’aria intellettuale che non solo rischia di essere patetica ma che allontana ancora di più i secondi.
Se Jack Frusciante era di tutti, questi vogliono sentirsi un’élite. Una parola che, soprattutto oggi, divide invece di unire.
Ma poi due domande a questi giovani aspiranti scrittori gliele vorrei fare. La prima: “Avete mai letto qualcosa al di fuori di quello che vi hanno imposto a scuola?”
La seconda: “Vi ispirate a Dante e a Manzoni, ma andreste mai in giro vestiti come loro?”
No?
Ecco, per lo stesso motivo non ha senso imitare la loro scrittura.
Il mondo, che vi piaccia o no, va avanti.

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