[Quest’anno gli auguri ve li faccio con questo raccontino natalizio. Per ringraziarvi di avermi seguito, letto e supportato.
Buon Natale!]

Indovina chi viene al pranzo di Natale?

Matteo

Oh, quando sono arrivato a casa dei miei ci avevo quasi ripensato. La porta era socchiusa e non c’era nessuno ad accogliermi e a farmi gli auguri. Mia madre era affaccendata in cucina e non avrebbe lasciato le sue pentole neanche se fosse arrivato Gesù Bambino in persona. Mio padre non lo vedevo, forse era nascosto da tutti quegli addobbi natalizi che sembravano moltiplicarsi di anno in anno. Ho dovuto chiamarli e dire: “Ho portato una persona!”

Mirella

Per poco non mi veniva un infarto! Il mio Matteo con una ragazza! Mai successo in trentatré anni!

Matteo

Mio padre era uscito. Oh, sempre in giro come un ragazzino.
Spero che invece mia madre sia rimasta contenta: tutte le sante volte mi dicono che sarebbe ora di venire con una ragazza, e adesso eccola qui.

Aisha

Ho detto: “Piacere.” Ho sorriso. Non sapevo cos’altro fare.

Mirella

Sì, ovviamente me ne sono accorta subito che non era italiana! Nera come la notte! Però che bella ragazza! Che bel sorriso!

Matteo

Mi sembra che il primo impatto con Aisha non sia andato male, anzi.
Oh, tante cose si possono dire dei miei genitori, ma non che non siano mai stati razzisti. Certo, ce l’hanno un po’ con i meridionali ma solo perché nel paesino dove vivono non ce ne sono e sono tutte famiglie piemontesi che si incrociano tra loro dal 1200. Se vivessero a Torino come me sarebbero meno diffidenti delle persone che vengono da fuori. Ma odiano la città e il traffico e il rumore. In questo paesino c’è movimento solo in occasione di comunioni, matrimoni e funerali. Ultimamente vincono i funerali.

Mirella

Ho telefonato subito a mio marito! “Vieni qui!” gli ho detto. “Matteo ci ha fatto una sorpresa!”

Matteo

Oh, ancora un po’ e mia madre chiamava pure la banda del paese, il sindaco e il parroco per unirci finché morte non ci separi. Vedi mai che decidessimo di vivere nel peccato.
Si è subito abbracciata Aisha e l’ha fatta accomodare sulla poltrona più comoda, quella che non vogliono mai usare per non rovinarla. L’ha mitragliata di parole, poi le ha chiesto di raccontarle come ci eravamo conosciuti e di non tralasciare neanche un dettaglio. Voleva fare la suocera amicona, forse perché era una parte del tutto inedita, per lei.

Mirella

Che stupida, mi sono detta! Magari non parla nemmeno la nostra lingua! Mi guardava con due occhi così e non diceva niente! Così gliel’ho chiesto: “Parli italiano? Perché noi l’africano non lo conosciamo!” Ma magari era solo timidezza.

Aisha

L’italiano lo parlo. Un po’. Ma la storia è meglio se la racconta lui.

Matteo

Ho detto: “Vi raccontiamo tutto dopo, quando arriva papà.” Era ovvio che ci avrebbero chiesto del nostro primo incontro. Talmente ovvio che non ci ho pensato.
Sono andato in bagno e davanti allo specchio, mentre mi lavavo le mani, ho ricapitolato: Aisha, 24 anni, nigeriana, a Torino da qualche mese, studentessa universitaria, facoltà di Economia, figlia di un diplomatico.
Oh, facciamo che ci siamo conosciuti su Facebook. I miei non capiscono niente di computer e non andranno mai a cercarla.

Aisha

È sparito in bagno. Se la mamma fa altre domande, faccio finta di essere morta. Sono bravissima a fare finta.

Mirella

Mio marito! Mai a casa! Ma almeno il giorno di Natale potrebbe starsene tranquillo!
E meno male che mi ha detto che stava arrivando, due minuti ed era qui.
Ah, eccolo che suona!

Pietro

Ho superato i sessant’anni e pensavo di aver già visto tutto. Invece mi sbagliavo. Sono entrato e ho visto la sorpresa che ci aveva fatto quel coglione di nostro figlio. Bella sorpresa davvero.

Matteo

Ci sono rimasto male quando mio padre ha guardato Aisha in quella maniera. Sembrava quasi spaventato. Oh, forse non è poi così vero che i miei non sono razzisti.

Aisha

Ho detto: “Piacere.” Ho sorriso. La solita cosa.

Mirella

Il pranzo è stato stranissimo! Di solito non stiamo un attimo in silenzio, facciamo a gara per parlare. Invece stavolta no! Guardavo fuori dalla finestra e speravo si mettesse a nevicare. Che Natale è, senza neve? Per compensare ho messo un cd di Bublé, e mentre Bublé cantava, noi ci studiavamo e sembravamo aspettare la frase giusta da dire. Il mio Matteo probabilmente la stava aspettando da un po’, visto che non mi aveva mai detto niente di questa ragazza!

Pietro

Cosa dovevo fare? Una situazione assurda e imbarazzante.

Matteo

Abbiamo mangiato l’antipasto – salmone affumicato. Abbiamo mangiato il primo – agnolotti al burro e salvia. Abbiamo mangiato il secondo – arrosto. Ogni volta mi chiedevo se Aisha potesse mangiare questi piatti, ma lei non alzava nemmeno la testa. Oh, buttava giù tutto quello che le mettevano davanti.

Aisha

Bocca piena, poche parole. No, non è un detto del mio Paese. Al mio Paese si parla tanto e si mangia pochissimo.

Mirella

Quando ho portato in tavola il panettone, ci ho riprovato. “Allora!” ho detto. “Ce lo volete raccontare o no come vi siete conosciuti?”

Matteo

“È una storia lunga” ho risposto. Ho preso fiato e coraggio. “Stamattina ho avuto un’idea. Perché venire qui e sentire la solita tiritera? Così, mentre passavo da Stupinigi, ho caricato la prima prostituta che ho visto. Sono tempi favorevoli, questi: ormai le ragazze vanno in giro più svestite di loro, per cui ero sicuro che non avreste notato la differenza. Le ho spiegato quello che doveva fare, una cosa po’ insolita, lo ammetto. Ma neanche troppo: c’è un sacco di gente che porta a casa fidanzate per finta. Lei non ha battuto ciglio. Ci siamo accordati sulla cifra. Poi mi ha chiesto: tutto qui? niente lingua?”

Mirella

Bella storia davvero! Ai miei tempi non funzionava così, ma per i ragazzi di adesso è diventata una cosa normale!

Matteo

Ovvio che ho raccontato l’altra storia, quella inventata, quella di Facebook e dei nostri mille messaggi prima di incontrarci. Oh, se la sono bevuta. Anche se mio padre continua a fissare Aisha con un’aria che dire ostile è dire poco. Mia madre, invece, mi sa che si è già affezionata.

Aisha

Gente strana ne vedo tanta, ma questi sono strani strani. Mangio, ascolto, sorrido. Prima o poi finisce tutto.

Pietro

Mi sono alzato e sono andato sul balcone per fumarmi una sigaretta. Poi, con una scusa, l’ho chiamata: “Puoi venire un attimo?”
Quel coglione di Matteo stava già muovendo le chiappe pure lui.
“Da sola” ho detto.

Aisha

D’istinto ho preso la borsetta. Non si sa mai. Lo spray al peperoncino è il migliore amico di una ragazza.

Pietro

Non sono stato a girarci troppo intorno. L’ho guardata in faccia e le ho detto a bruciapelo: “L’hai adescato?”

Aisha

“Scusa?”
Non avevo proprio capito la domanda.

Pietro

“So chi sei e cosa fai per vivere. Voglio capire che ci fai qui a casa mia.”

Aisha

La verità? Suo figlio mi ha offerto dei soldi, tanti. Accettavo anche per la metà.
Però dico un’altra cosa: “E tu chi sei?”

Matteo

Oh, tutto il pranzo a guardarla male e adesso erano là fuori che chiacchieravano come due vecchi amici. Vallo a capire, mio padre. Gli piace fare il burbero ma in fondo è un tenerone.

Pietro

Le ho risposto che non gliene deve fregare niente di chi sono. Che non deve più frequentare mio figlio – quel coglione di mio figlio – sennò la vado a denunciare. Che non mi faccio intimorire da nessuno, nemmeno dalla mafia africana.

Aisha

L’ho capito chi è. La faccia non mi diceva niente. Ma quando ha parlato l’ho riconosciuto dall’odore. Un misto di fumo e cipolle. Non uno che vedo spesso. Solo qualche volta. E per non più di due minuti alla volta.
“Vuoi che vado?” gli ho detto.

Pietro

“Col cazzo!” le ho risposto. Non voglio scenate in casa mia il giorno di Natale. Metti poi che a lei fosse venuto il ghiribizzo di raccontare tutto, bella festa davvero! Digestione rimandata all’Epifania. “Siamo complici, adesso. Tu continua la tua farsa e io continuo la mia. Poi però sparisci per sempre.”

Aisha

Non ho capito cosa devo continuare. Ma il signore qui deve essere un po’ tardo, se ancora crede che io e suo figlio siamo fidanzati per davvero.
Ho detto: “Ok.” Ho sorriso. Sono tornata di là.

Mirella

Un bel Natale, alla fine! Mancava proprio soltanto la neve!

Matteo

Ci siamo seduti davanti alla tv spenta. Ho preso la mano di Aisha nella mia per fingere una qualche confidenza.
L’ho cercata anche con lo sguardo ma lei ha fatto scivolare gli occhi da un’altra parte.
Michael Bublé continuava a cantare pezzi natalizi, in loop.
Ho avuto la sensazione che stesse per capitare qualcosa di grosso. Magari mio padre aveva capito l’imbroglio oppure Aisha si era tradita in qualche modo. Nessuno diceva niente.
Michael Bublé mi metteva ansia.

Aisha

I soldi li ho presi. Adesso faccio il mio regalo di Natale alla signora. Spiego a tutti che porco è suo marito.

Pietro

’Sta puttana ha pensato di venire a casa mia a farsi servire come una regina. Il salmone, gli agnolotti, l’arrosto. Dovevamo darli ai cani, piuttosto. Adesso mi alzo e le dico di smammare ché si è fatto tardi.

Matteo

Credo di aver commesso un terribile errore. È chiaro che mi hanno scoperto. Il vestito sgargiante di Aisha, le sue unghie laccate, il suo trucco sbavato. Adesso faccio una risata – ah ah ah – e poi cerco di farlo passare per uno scherzo.
Oh, apriamo tutti la bocca, tutti nello stesso momento. La più lesta è mia madre.

Mirella

“Guardate!” ho detto. Fuori dalla finestra c’era uno spettacolo meraviglioso. Venivano giù fiocchi di neve così grossi che sembravano batuffoli di cotone. Eravamo tutti a bocca aperta, incantati e felici. Adesso sì che il nostro Natale era davvero perfetto!

[Foto: Kira auf der Heide on Unsplash]