Pensavate che il mondo editoriale fosse esente da fake news? Ebbene, anche qui ne circolano un sacco, per cui ho pensato che fosse utile scrivere una serie di post per smascherarle.

La prima, la più diffusa, la più difficile da sradicare è che tutti siano lì pronti a rubare le vostre idee.

“E se mando un testo a un editore e poi lui se ne appropria?” è la Domanda delle Domande. Che mette in moto tutta una serie di accortezze: testi registrati alla Siae, testi crittografati o protetti da password, estratti che dicono e non dicono, richieste di pubblicazione a scatola chiusa (sic!). L’unico risultato che si ottiene facendo così è di indispettire chi c’è dall’altra parte e si sente già sfiduciato in partenza. Oh, se non vi fidate degli editori brutti e cattivi scrivete pure per il vostro cassetto, mica è obbligatorio pubblicare.

(In caso contrario, ecco un consiglio: piuttosto che registrare i vostri testi alla Siae, una pratica più costosa che utile, autospediteveli per posta – senza aprire la busta – o per PEC. Risparmiate soldi e tempo e il risultato è lo stesso).

Pensavo che la convinzione che qualcuno voglia rubare le idee altrui riguardasse solamente gli editori, ma ho dovuto ricredermi: anche come insegnante di scrittura creativa mi è stata rivolta una domanda molto simile: “Ma chi ci assicura che le idee dei racconti scritti in classe non ci vengano rubate da qualcuno che si arricchirà alle nostre spalle?”
Ho dovuto compiere uno sforzo titanico per non urlare qualcosa del tipo MACHILEVUOLELEVOSTREIDEE? Ho cercato di spiegare con calma che le idee, da sole, valgono poco o niente, che vanno fatte germogliare ed è proprio quello che cerchiamo di fare nel nostro corso. Che se dovessimo cercare delle idee veramente originali, dovremmo arrivare a Omero – dopo di che è stato tutto un rimasticamento più o meno riuscito.

Insomma, se si ragiona così, dovremmo tutti dedicarci ad altro.

Ma perché gli editori non hanno nessun interesse a rubare le vostre idee, nemmeno se fossero già ben sviluppate? Perché è molto più conveniente lavorare su un autore bravo (che può produrre molti libri buoni) piuttosto che arrischiarsi in cause legali appropriandosi di testi di cui non si dispone dei diritti. Esattamente come per un produttore di cinema è molto più pratico opzionare e acquistare i diritti di un libro (anche solo per un film “liberamente tratto da”) che rischiare di versare una cifra analoga o superiore agli avvocati.

È proprio il caso di dirlo: fidatevi!

[Sulle idee ho scritto anche altri due post: Le idee sono come i Pokémon: vanno scovate e catturate e Come nasce un’idea?]

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