Si ripete spesso che scrivere ha a che fare più con il lavoro artigianale che non con l’ispirazione – un tema molto complesso che riassume tutta la nostra storia, dal classicismo che metteva al centro del lavoro artistico l’imitatio e l’emulatio fino al romanticismo che ha ribaltato la questione investendo gli artisti di un dono quasi soprannaturale. Personalmente sto dalla parte del classicismo e ritengo che il romanticismo abbia fatto molti danni e creato tanti poeti della domenica.

Ma quando si parla della nascita di un’idea la faccenda si fa più complessa. Come nasce esattamente un’idea?

La verità è che uno può prendere un’idea, meditarla, svilupparla, scomporla, ribaltarla… Ma questa idea, da dove l’ha tirata fuori? È un po’ come quando i fisici cercano la particella base, il principio creatore dell’universo: il principio creatore di una storia è altrettanto misterioso.

Potrei senz’altro dare consigli su come costruire una trama, un personaggio, un’ambientazione, un dialogo. Ma trovare un’idea, anzi “l’idea”, è una faccenda complicatissima e per niente matematica. L’idea arriva o non arriva. E quando arriva, non sempre è quella giusta.

Ripensando alle storie che ho scritto, l’idea germinale mi è venuta in maniere diversissime: da una vicenda personale che mi ha segnato particolarmente (forse il modo più banale di tutti), da un fatto che mi ha colpito, da una sensazione che mi è rimasta dopo aver visto un film o letto un libro, da un video musicale, da un’immagine, da un titolo, da una parola, da un ricordo vaghissimo, dalla voglia di rivivere qualcosa ma magari ribaltandone gli esiti, da una canzone, da una giornata particolare, da un sogno…

In tutti i casi, però, c’è una sensazione dominante e non traducibile a parole che rimane sospesa nella mia mente per giorni e giorni. Io la lascio lì, mi ci cullo un po’ e vedo che succede. Se sparisce, forse non era così importante. Se resiste, forse è il caso di prenderla in considerazione.

Poi, secondo me, ci sono due tipi di idee:

1) Le “idee flirt” che sono meno impegnative e ti permettono anche deviazioni di percorso rispetto alla consuetudine e che finiscono per diventare dei racconti o degli abbozzi di storie che magari rimangono confinati per anni nella cartella del computer.

2) Le “idee amore” che ti coinvolgono totalmente e su cui sei disposto a lavorarci per mesi se non per anni: sono quelle che diventeranno romanzi.

Credo sia importante fin da subito capire se si tratta di “amore” oppure no: il mondo è pieno di romanzi abbandonati a pagina dieci, proprio perché mancava fin dall’inizio questa spinta decisiva a immergersi totalmente nella storia e rimanere lì, in apnea, per tutto il tempo che occorre.

[Non so voi, ma io non butto mai niente di quello che scrivo (a parte le revisioni, sennò mi ci vorrebbe un hard disk da quaranta terabyte). Quindi ogni tanto mi capita di ritrovare un file dimenticato che cattura la mia attenzione.
Ne ho trovato uno che si intitola “Come nasce un’idea” e che avevo scritto per non so più quale occasione. Ho cercato su Internet, non l’ho trovato da nessuna parte, per cui ho pensato di metterlo qui, visto che da un po’ sto scrivendo post sul tema della scrittura.
A dire il vero sulla nascita delle idee avevo già scritto quest’altro post, e sempre sulle idee ne ho già pronto un altro, ma credo che anche questo meritasse il suo spazio.]

[Foto: Vale Zmeykov on Unsplash]