Quando si parla di scrittura sembra sempre che si parli di qualcosa di esoterico. Così come a molti sembra che non ci sia bisogno di imparare nulla e che basti l’ispirazione, è opinione altrettanto diffusa che non serva nemmeno avere un piano e anzi che questo ucciderebbe la spontaneità e il divertimento.

Quest’estate, da buon padre e su consiglio di mia moglie, ho letto Il cervello del bambino spiegato ai genitori di Alvaro Bilbao, un libro illuminante per molti aspetti e non solo perché ci spiega come funziona il cervello dei bambini ma anche perché in fondo spiega come funziona il cervello di tutti.
Tra le altre cose, Bilbao dice che i bambini col gioco imparano a pianificare, una competenza che sarà poi utile nella vita adulta. E fa degli esempi: quando componi un puzzle è meglio se prima metti i quattro angoli, poi i bordi e infine i pezzi centrali.

Nessuno mette in discussione che pianificare sia utile: vale per i puzzle, vale se devi preparare una torta e vale per qualsiasi attività, no?

Soltanto per la scrittura sembra esserci una certa resistenza. Lì sembra che si debba andare avanti a tentoni o a colpi di ispirazione, ma vi assicuro che non è la modalità giusta. È come salire in macchina e girare a vuoto, in cerca di una destinazione di cui abbiamo un’idea vaghissima. Al di là degli aspetti romantici e un po’ hippie, non è meglio sapere dove stiamo andando?
Ecco perché io consiglio sempre di pianificare quello che si vuole scrivere, di redigere una scaletta (anche provvisoria e non troppo vincolante), di capire fin dall’inizio se la storia che abbiamo in testa ci può portare da qualche parte o soltanto far girare in tondo.

Prima obiezione che mi viene fatta quando parlo di scalette: “Se ho già tutto stabilito, perdo entusiasmo perché mi sembra di fare un compitino.”
Sbagliato. Non solo la scaletta è modificabile (così come un percorso stradale: se c’è un incidente o una coda, prendo un’altra strada ma la direzione ce l’ho sempre presente), ma se conosco già ambienti e personaggi potrò arricchire la scena di altri dettagli e quindi la creazione durante la scrittura rimane potenzialmente infinita.

Seconda obiezione: “Non voglio sapere come va avanti la mia storia, voglio scoprirlo man mano.”
Sbagliatissimo. Sempre tenendo conto di quello che ho scritto prima (non voglio passare per fanatico), questo è un modo di fare decisamente dilettantesco. Se scrivi una storia devi essere tu a tenerne saldi i fili, non puoi aspettarti che si scriva da sola. È vero che qualche volta i personaggi ti obbligano a rivedere alcuni tuoi piani (ne parleremo un’altra volta), ma se quello che cerchi è di essere sorpreso pagina dopo pagina fino a un finale inaspettato, beh, hai sbagliato un punto fondamentale: lascia stare la scrittura, e goditi i libri scritti da altri. Con la lettura, te lo assicuro, quel piacere sarà sempre intatto.

 

scaletta romanzo

La scaletta di “Bambole cattive a Green Park”, ancora senza titolo (marzo 1999).