Probabilmente l’avete notato anche voi: sui social i commenti più volgari, maldestri e offensivi sono sempre scritti in un pessimo italiano, pieni di orrori ortografici e con una punteggiatura gettata qua e là.
Non è un caso.
C’è una forte correlazione tra lingua e pensiero. Chi sa padroneggiare bene le parole sa mettere ordine anche alle proprie idee, le sa gestire, addomesticare, piegare ai propri desideri (e non viceversa). Chi sa strutturare una frase, riesce a strutturare anche i suoi pensieri. Il mondo è fatto di idee complesse e le idee complesse si nutrono di parole.
E c’è una correlazione tra la capacità di usare gli oggetti e la capacità di usare le parole.
Mia figlia ha otto mesi e comincia a maneggiare tutti gli oggetti che le passano davanti. Ma non ha ancora un grande controllo, deve affinare i movimenti delle mani e al momento quello che fa è prendere una cosa, rigirarla in maniera goffa e poi sbatterla con tutta la forza contro il ripiano del seggiolone. Sì, un po’ come lo scimmione di 2001: Odissea nello spazio.
È lo stesso che fanno quelli che hanno poca dimestichezza con la lingua: prendono delle parole e in maniera scomposta le sbattono più forte che riescono. Il fatto di conoscerne poche, di parole, non fa altro che peggiorare la situazione. Brandiranno gli insulti e li lanceranno qua e là, ndo cojo cojo. E a una risposta pacata e ragionata, non sapranno come portare avanti la discussione perché non sono in grado di argomentare. Risultato: le loro parole saranno sbattute con ancora maggiore violenza.
Quando si dice che ne ferisce più la penna della spada bisognerebbe spiegare che la penna è un oggetto delicato che si può usare anche per colpire, ma che assomiglia più a un bisturi che a una roncola arrugginita.