Come probabilmente sapete, oltre a scrivere dirigo una casa editrice e uno dei miei compiti (oltre a quelli meno gratificanti di burocrate e trasportatore di scatole) è quello di leggere i manoscritti. Perché sì, i libri che vengono pubblicati da una casa editrice da qualche parte devono pur arrivare e qui sfato il primo mito: non è vero che gli editori non leggono i manoscritti. Almeno, non sono presente nelle sedi degli altri editori e quindi non so cosa succeda altrove, ma posso assicurare che quello che arriva a Las Vegas viene letto e valutato. Tutti i libri che abbiamo pubblicato (fin qui una quarantina) ci sono stati spediti e noi li abbiamo letti e apprezzati. Nessuno ha pubblicato perché era iscritto alla massoneria (anche se al Salone abbiamo lo stand vicino) o perché abbiamo ricevuto raccomandazioni, minacce o teste di cavallo nel letto.

Per cui provo un certo fastidio quando mi sento raccontare la solita favoletta su come si fa (o si farebbe) a pubblicare in Italia. È vero che c’è aria di complottismo ovunque, ma almeno nel campo editoriale certe convinzioni dovrebbero cadere di fronte all’evidenza.
Non è così, purtroppo.
L’altro giorno ho letto una lettera di presentazione allegata a un manoscritto che era la summa di tutte queste convinzioni fasulle e autoassolutorie.

In sintesi, l’aspirante autrice afferma:

  1. Che non è vero che prima o poi un buon libro troverà la sua strada (e il suo editore). Tutto ciò va considerato “una bella favola”.
  2. Che nonostante scriva da parecchi e abbia vinto una serie di premi letterari (segue dettagliatissimo albo d’oro), è impossibile “fare il salto” e veder pubblicato un romanzo.
  3. Che le uniche proposte di pubblicazione sono quelle degli editori a pagamento.
  4. Che le altre case editrici non rispondono e probabilmente – eccola lì – “neanche leggono”.
  5. Che è vero che alle case editrici arrivano tanti manoscritti anche privi di valore, ma nemmeno “tutti i volumi presenti in libreria hanno un valore letterario”.
  6. Che non si capisce perché, allora, loro sì e lei no.
  7. Che a pensarci, però, forse si capisce: “in Italia c’è sempre bisogno di una spinta”.
  8. Ed è meno rischioso puntare su un Nome Famoso che su una sconosciuta.
  9. E – di nuovo! – “non si ha la voglia di aprire un manoscritto con un nome sconosciuto che arriva con il resto della posta”.

A parte la poca lungimiranza di mandare un pippone del genere a chi dovrebbe leggerti, questi punti si possono facilmente smontare in questa maniera: nessuno, neanche Stephen King, è nato Stephen King. Tutti hanno iniziato da perfetti sconosciuti. Poi, certo, una volta che sei diventato King ti si aprono i portoni e puoi pubblicare anche la lista della spesa, ma nessun editore si lascerebbe scappare un capolavoro solo perché è scritto da tale Pippo Pompelmi. Seconda cosa, è vero che le librerie sono piene di libri scritti da gente di successo, presentatrici, cantanti, comici, calciatori e youtuber. Ed è vero che spesso il valore letterario di questi titoli è nullo, ma in quel caso la pubblicazione dipende unicamente da fattori commerciali e non letterari. E inoltre: i libri di Barbara D’Urso, di Antonio Cassano e di [Nome strano di youtuber a caso] non li pubblicano di certo né Las Vegas né altre piccole case editrici. Non abbiamo il potere economico né l’appeal per farlo e basterebbe dare un’occhiata al nostro catalogo per verificare che non abbiamo Nomi Famosi (quantomeno non a livello di massa). Il che vuol dire che abbiamo aperto i manoscritti di gente sconosciuta, li abbiamo letti, apprezzati e infine pubblicati. Senza chiedere contributi economici.

Certo, rimane il dubbio che questi autori fossero dei grandissimi raccomandati, che abbiano pubblicato soltanto perché amici intimi di Berlusconi o cugini di terzo grado di Marchionne o aspiranti scrittrici iscritte al mio harem personale. Anche se vi assicurassi che non è così, nella mente di qualcuno questo dubbio rimarrebbe comunque. E allora è giusto lasciarglielo credere, dare un alibi a chi ne desidera uno. Io stesso ho pubblicato quello che ho pubblicato soltanto perché sono nipote di Mubarak. Adesso lo sapete.

[foto: Mike Tinnion]