Seconda puntata della collezione di lettere della mia vecchia posta degli autori solitari.
Oggi si parla di selezione dei manoscritti prima della pubblicazione.

Gisella ci scrive: “Che diritto si ha di scegliere ciò che vale e ciò che non vale? Voglio dire, perché il parere di un editore dev’essere così decisivo nella selezione dei testi? Non sarebbe meglio lasciare scegliere al pubblico?”

Nessun diritto assoluto, dico io. Un editore sceglie per sé, non per l’intero mondo (editoriale). È anche vero che gli editori sono centinaia, e se il testo è valido incontrerà i favori di almeno un editore. La selezione alla base è però necessaria al sistema, perché già ora le porte sono troppe e troppi libri vengono pubblicati. Molto più di quanti non possano essere “assorbiti” dall’attuale pubblico di lettori. Le prospettive di un mercato libero (alla Amazon) in realtà faranno accentrare ulteriormente l’attenzione su pochissimi titoli (e la stragrande maggioranza non avrà nemmeno un lettore, escluse fidanzate e mamme dell’autore). Perché se Stephen King è abbastanza famoso da poter vendere al di là non solo del nome dell’editore ma dell’esistenza stessa di un editore, per la stragrande maggioranza degli autori non è così.

Carlo ci scrive: “Per te che sei sia autore sia editore è più complicato selezionare gli scritti degli altri? Non ti viene mai la tentazione di giudicarli sulla base di quello che scrivi tu?”

Caro Carlo, fin dal primo momento in cui ho aperto Las Vegas ho voluto tenere separate le due attività, ma mi rendo conto di essere sempre la stessa persona, per cui potrei incappare nella tentazione di cui parli. Eppure cerco di non farlo, anche perché non mi considero un metro di paragone per nessuno. Mi piacciono stili diversi e storie che non scriverei mai. Per questo motivo credo di essere abbastanza libero nelle scelte. Anni fa fui inserito in una giuria di racconti e ancora oggi non mi è andata giù che una scrittrice di fama avesse cassato un racconto, secondo me ottimo, dicendo: “Non mi piace perché io non scriverei mai un racconto così”. Avrei voluto risponderle: “Chissenefrega”.

[foto di Lacia Slesak]