Ogni tanto salta fuori qualche discussione sui corsi di Scrittura Creativa: servono o non servono? Sono utili o sono fuffa?

Visto che tengo corsi dal 2004 e da qualche anno insegno alla Scuola Internazionale di Comics di Torino vorrei chiarire la questione una volta per tutte, almeno per quanto riguarda il mio pensiero.

Mi sembra che soltanto quando si parla di scrittura ci sia così tanta resistenza nei confronti della possibilità di insegnare e imparare. In tutti gli altri campi, anche artistici, insegnare è possibile e imparare è doveroso: i cantanti di successo prendono lezioni di canto, Carlotta per imparare a fare fotografie fa un corso, calciatori che guadagnano milioni ogni giorno si allenano sotto la guida del loro mister, ecc…

Con la scrittura, no. Secondo un’opinione molto diffusa, “scrittori si nasce”. Ora, vorrei proprio vedere questi bambini dotati di penna al posto del cordone ombelicale, perché io non credo che esistano. L’idea, molto romantica, è che per essere scrittori basti vestirsi nella maniera giusta, farsi crescere la barba all’ultima moda e poi naturalmente essere trafitti dal raggio divino dell’ispirazione. Ma l’ispirazione è il primo punto che tocco nei miei corsi: “L’ispirazione? Scordatevela.” Il blocco dello scrittore, il terrore della pagina bianca, gli innumerevoli romanzi fermi a pagina dieci: tutti figli della cosiddetta ispirazione.

Prima obiezione: se non sei Marcel Proust cos’hai da insegnarmi? La risposta è semplice: non sto cercando di fare di te una mia fotocopia, voglio darti gli strumenti per rendere al massimo delle tue possibilità, evitando le trappole dell’inesperienza. I miei allievi, se dotati e disponibili a migliorare, diventeranno molto più bravi di me. Tornando alla metafora calcistica, ci sono fior di allenatori che sono stati giocatori scarsi (Sacchi, Mourinho, Sarri…) e grandi campioni che sono diventati allenatori mediocri (Platini, Maradona, Boniek…). Fare una cosa e insegnarla non sempre vanno di pari passo.

Seconda obiezione: per scrivere basta leggere. E su questo punto posso essere d’accordo. Qualsiasi mestiere può essere appreso in modi diversi, e non c’è quello giusto e quello sbagliato. L’importante è che un modo ci sia. Io non ho frequentato scuole di scrittura, ad eccezione di un breve ma utilissimo corso di due giorni con Giulio Mozzi frequentato quando avevo già pubblicato per Marsilio, però non smetto di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo. Imparo leggendo i grandi autori, ma non solo. Ho studiato le tecniche narrative e le ho provate. Ho imparato pure dai peggiori manoscritti che ho cominciato a ricevere dall’apertura di Las Vegas edizioni a oggi: lì ho capito che cos’è che non funziona proprio e che non funzionerebbe mai, nemmeno se si partisse dall’idea più illuminata del mondo. Di sicuro non sono stato in attesa del tocco divino sulla mia testa. Forse perché non “sono nato scrittore” o forse perché sono questi signori a non essersi mai approcciati in modo serio alla scrittura, ritenendola una specie di magia, di cui soltanto loro e fin dalla nascita (!) conoscono i trucchi. Uno può essere anche un autodidatta, ma l’autodidatta ha imparato per conto proprio, non è “nato imparato”.

Per concludere, a chi pensa che i corsi di scrittura non servano a nulla vorrei far leggere i racconti dei miei allievi scritti all’inizio e alla fine del nostro percorso. Vedrebbero che miglioramenti si possono fare quando si acquisisce consapevolezza. Peraltro ho appena saputo che uno dei miei allievi dello scorso anno sta per pubblicare il suo primo racconto, ed è lo stesso racconto che aveva scritto per l’esame finale. Ne sono molto felice e orgoglioso. Ma di questo vi parlerò più avanti.

[foto: Luis Llerena]