Anni fa tenevo una rubrica sul defunto blog Starbooks che si chiamava La posta degli autori solitari. Rispondevo (o cercavo di rispondere) a quesiti sull’editoria che mi venivano posti dai lettori.
Siccome queste domande hanno continuato a farmele, ho pensato di raccogliere qui i vecchi post.

Oggi partiamo con i primi due.

Tony ci scrive: “Divoro libri, dalla mattina alla sera… e quando la mia compagna mi lascia riposare, persino la notte… ma vorrei fare di più, vorrei in qualche modo lavorare nell’editoria… tipo: leggere i manoscritti che inviano gli pseudo-aspiranti-autori… Consigli?”
Io ci penserei bene a sostituire la tua-compagna-che-non-ti-lascia-riposare con i suddetti manoscritti. Però se davvero sei motivato prova a contattare un po’ di editori medio-grandi e proponiti come lettore. Preparati a compilare delle schede di valutazione anche su testi che non meriterebbero di andare oltre a pagina tre. O addirittura a rivalutare lo stile di Moccia. Io come Sindaco di Las Vegas mi diverto a leggere e a scovare belle storie, ma mi sentirei in colpa se propinassi a qualcun altro tutti i testi che arrivano ogni giorno. Ci va almeno una prima scrematura, sennò è sadismo. Troppi hanno preso alla lettera Steve Jobs e il suo “stay foolish”.

Giulio ci scrive: “Ho un’amica che ha autopubblicato il proprio libro. Ha pagato ogni copia 7 euro e la rivende a 23. Perché un autore dovrebbe essere così stupido da pubblicare con voi che non gli offrite alcun margine di guadagno?”
Caro Giulio, prima di tutto dovremmo chiarire una volta per tutte la differenza tra “stampare” e “pubblicare”. A stampare sono buoni tutti, pure la mia vecchia stampante abbandonata in soffitta. Pubblicare, invece, è un’altra cosa. Vuol dire selezionare, correggere, editare, impaginare, anche stampare (ok), distribuire, promuovere. Questo non è garanzia di successo o di guadagno, né per l’autore né per l’editore. Perché prima di tutto ci vanno i (troppo spesso dimenticati) lettori. Non entro nel merito degli amici della tua amica che sicuramente le vogliono bene, ma spendere 23 euro per un libro autopubblicato più che invogliare al self-publishing invoglia ad abbandonare il vizio (già troppo raro) della lettura.

[foto: I’m Priscilla]