Quella di Green Park è una storia di viaggi, di incontri e di coincidenze.

Tutto inizia in Galles, a Colwyn Bay, nell’estate del ’98. Sono in vacanza studio insieme al mio amico – e futuro testimone di nozze – Roberto Gagnor. Ho finito da poco la prima stesura del primo romanzo, Quelli di Goldrake, e non so ancora se riuscirò mai a pubblicare qualcosa. Sono in fuga dai miei vecchi fantasmi dell’adolescenza e da una delusione con una ragazza che quantomeno ha avuto il merito di farmi capire che cosa voglio fare, al di là di tutto: scrivere. In effetti potrei dire che questa storia inizia a Torino, il giorno in cui l’ho vista per mano di un altro e ho capito che c’era bisogno di una nuova direzione e che avrei potuto trovarla – perché no – in Galles.

È a Colwyn Bay che traggo i primi spunti per la nuova storia che andrò a scrivere – una storia che però non avrà niente di autobiografico, se non piccoli dettagli qua e là. Al termine delle due settimane gallesi ci fermiamo un giorno a Londra e ne rimango innamorato. Vorrei fermarmi lì per sempre e mi sembra un’ingiustizia dovermene andare così presto.

Ma al ritorno in Italia scopro che TV Sorrisi e Canzoni, insieme a Mondadori e Medusa, ha lanciato un concorso di racconti in occasione dell’uscita del film (guarda caso) Sliding Doors: i tre migliori vinceranno un viaggio a Londra. Mi metto a scrivere di getto, in spiaggia. Il racconto si intitola Lei e racconta di un ragazzo su un tram che rimane a fissare una ragazza e non si accorge di nulla di ciò che lo circonda, nemmeno di un incidente; quella ragazza, alla fine del racconto, si scopre essere niente più che l’immagine di una modella che pubblicizza un profumo.

Intanto passano i mesi, la storia del mio secondo romanzo prende sempre più forma. A gennaio del 1999 mi arriva una raccomandata che annuncia la mia vittoria al concorso letterario.

Nel marzo 1999 butto giù la prima scaletta. Ci sono già tutti gli snodi principali, ma la storia è ancora ambientata a Colwyn Bay. Il viaggio a Londra, che questa volta dura una settimana, cambia prospettive e ambientazione. È così che nasce Bambole cattive a Green Park.

Nel frattempo esce il mio romanzo d’esordio e a fine 2000 sono pronto a spedire il mio nuovo manoscritto. E un anno e mezzo dopo (marzo 2002) ecco la telefonata dalla Marsilio: “Cesare De Michelis viene a Torino, tu ci saresti?” Ci incontriamo in piazza Carlina, da Lutèce, e alla sera ho già un contratto. Passerà un altro anno e mezzo prima di vederlo pubblicato, un’attesa dolce e snervante.

Le prime copie le vedo, le tocco e le annuso a Venezia – nel cuore ho un’immagine di me sul vaporetto con il mio sacchetto e le mie copie omaggio – e l’8 ottobre 2003 Bambole cattive a Green Park è in libreria. Esce in tremila copie e riceve un sacco di recensioni importanti; in una di queste viene accostato ad Aden Arabia di Paul Nizan. Ma soprattutto mi stupisce l’entusiasmo dei tanti ragazzi (e soprattutto ragazze) che lo leggono, e pure degli insegnanti che lo propongono a scuola (nonostante mi sembrasse di aver sparso un odio diffuso nei confronti della scuola e degli insegnanti). Gloriosi gli appuntamenti organizzati dall’Arcilettore di Brescia e l’accoglienza dei ragazzi di un liceo di Isernia.

A proposito di coincidenze, nell’ottobre 2004 vado a Desenzano del Garda perché il mio romanzo è tra i candidati al Premio Desenzano Libro Giovani. Qui incontro per la prima volta Gianluca Morozzi, pure lui in concorso con Despero. Alla sera usciamo insieme, in una Desenzano praticamente deserta, a caccia di groupie che però non si palesano.

L’anno successivo, e siamo a novembre 2005, torno a Desenzano per ritirare il primo premio: Bambole cattive a Green Park è risultato il libro più votato! È una cosa che mi rende tuttora molto orgoglioso perché a votare erano i giovani lettori, senza papocchi editoriali di sorta.

Passa molto tempo, altre esperienze, altre pubblicazioni, e nel 2013 nasce l’idea di scrivere un sequel. Che fine hanno fatto il protagonista senza nome, il Bardo e tutti gli altri? E soprattutto: chi è stato a uccidere Anne? Schopenhauer era davvero colpevole? Domande che erano troppo grandi per i protagonisti diciottenni, ma che avevano un senso adesso che erano passati quindici anni dai fatti narrati.

Però bisogna tornare a Londra per davvero, anche se ora c’è Google Street View ad aiutarmi. E così nel giugno 2013 – contemporaneamente ai nostri eroi – riparto per Londra con Carlotta, che sposerò l’anno dopo e che ancora non conoscevo durante l’epopea di Bambole cattive (nonostante l’abbia presentato – altra coincidenza – ben due volte nel suo piccolo paese).

Al ritorno mi metto a scrivere e oggi questo libro è diventato realtà. Grazie a chi? Proprio a Gianluca Morozzi, e ad Alessandro Berselli, che lo hanno voluto nella loro nuova collana gLam e gli hanno pure dato un nome, Green Park Serenade, a dimostrazione che la paternità di un libro non è mai di una persona sola, ma è fatta di viaggi, di incontri e, sì, di coincidenze.

Questo romanzo è dedicato a tutti quelli che ci sono stati, e a quelli che ci saranno.

 

Green Park Serenade

Green Park Serenade (Pendragon, 2016)