L’8 ottobre 2003 usciva in libreria Bambole cattive a Green Park, per cui oggi ricorre il decimo anniversario.
E’ strano ricordare quel momento, perché i ricordi presuppongono che si pensi al passato mentre in quel periodo ero totalmente proiettato nel futuro. Ero così pieno di aspettative che pensare all’8 ottobre 2003 è un po’ come pensare anche a un futuro alternativo che poi non si è realizzato, o comunque si è realizzato in maniera diversa da come me l’ero immaginato. Ma in effetti è stato così un po’ per tutto e credo avesse ragione John Lennon quando cantava che la vita è ciò che ti accade mentre sei impegnato in tutti altri piani. Più passa il tempo e più mi rendo conto che è davvero così.
Ricordo che prima dell’uscita ufficiale ero andato a Venezia, nella sede della Marsilio, a prendere le prime copie e a preparare le buste per gli invii ai giornalisti. Ero emozionato perché era la prima volta che entravo in una casa editrice e – cosa ancora più straordinaria – la gente che ci lavorava mi dava pure retta come se fossi un ospite di riguardo. Insieme alle ragazze dell’ufficio stampa (Elisa e Chiara) avevo preparato le buste e fatto qualche dedica. Avevano un indirizzario strepitoso, ed era un po’ come avere tutto il mondo editoriale a portata di mano (comprendetemi, dieci anni fa non c’erano ancora Facebook e Twitter). Poi mi avevano chiesto com’è che ero riuscito a pubblicare con loro, se avevo spedito il mio romanzo con una lettera di presentazione di Qualcuno, e io avevo risposto che non conoscevo nessuno e che l’avevo spedito con posta ordinaria e senza presentazioni di sorta. Avevo semplicemente seguito il consiglio di Enrico Pellegrini che aveva pubblicato con loro La negligenza e con cui avevo parlato due minuti dopo una sua presentazione (tra l’altro: mi piacerebbe sapere che fine abbia fatto Enrico Pellegrini, un giovane autore che ho stimato moltissimo anche per aver detto in quella stessa presentazione che probabilmente non avrebbe più pubblicato niente perché aveva due storie da raccontare e quelle due storie le aveva raccontate, e di sicuro non ne avrebbe scritta una terza tanto per). Allora le ragazze dell’ufficio stampa mi avevano risposto che era stato un miracolo, un po’ come quando un messaggio in bottiglia riesce ad attraversare l’oceano e arrivare a destinazione. In effetti il viaggio era stato lungo perché Bambole cattive a Green Park l’avevo spedito nell’ottobre del 2000, tre anni prima. Poi avevo ricevuto un’inattesa chiamata nel marzo 2002, in cui la segretaria della Marsilio mi aveva passato Cesare De Michelis e c’eravamo accordati per vederci qualche giorno dopo qui a Torino, in piazza Carlina. Ancora più inaspettato era stato il fatto che De Michelis non avesse obiettato nulla riguardo il testo e la sera stessa del nostro incontro mi avesse fatto mandare per fax il contratto da firmare. Mi aveva chiesto soltanto di avere pazienza e aspettare un altro anno e mezzo prima della pubblicazione. Mi andava bene? E certo che mi andava bene! Ecco, per me quell’anno e mezzo è stato un lunghissimo sabato del villaggio, mai nessun’attesa era stata più dolce e dolorosa. Nella biografia sul sito ho scritto che avevo immaginato party esclusivi con centinaia di ragazze pronte a fare qualsiasi cosa per me. Magari lì ho un po’ esagerato, però è vero che fantasticare mi salvava le giornate dedicate prima alla tesi (che avrei dato tre mesi dopo) e poi i pomeriggi passati nell’azienda metalmeccanica di famiglia. Vivevo in un mondo di fantasia ma ero sicuro di essere ancora abbastanza saldo a terra da farmi trovare pronto il giorno fatidico e tanto agognato. Ed ecco che quel giorno era finalmente arrivato. Mentre uscivo dalla sede della Marsilio col mio sacchetto e le mie cinque copie fresche di stampa mi sentivo pieno di vita e adrenalina, già pronto a ricominciare da capo e rivivere un’altra attesa, altre cento, mille attese. Ho preso il vaporetto e se avessi avuto una ragazza avrei urlato “Sono il re del mondo!” e sulla prua avremmo copiato pari pari la famosa scena di Titanic. Per tutto il giorno non mi sono staccato dalle mie cinque copie. Peggio ancora, alla sera mi sono addormentato con una di loro appoggiata al cuscino – peccato non aver tenuto proprio quella copia, chissà chi l’ha letta, chissà dov’è finita. Non credo, comunque, di aver dormito molto. Il mio viaggio a Venezia lo vedevo come l’inizio di qualcosa di straordinario, e in effetti in parte lo sarebbe stato perché mi avrebbe permesso di vedere posti nuovi e di conoscere gente che non altrimenti non avrei mai incontrato. Ma in parte la mia fantasia era volata troppo in là e non aveva fatto i conti con quello che diceva John Lennon.
Però una cosa certa: la mia vita in dieci anni è cambiata tantissimo, ma su un punto è rimasta invariata e quel punto è la scrittura. La passione per i libri, anzi, credo sia pure aumentata o almeno maturata. E proprio in questi giorni ho riabbracciato virtualmente i personaggi di Bambole cattive a Green Park, raccontando quel che è successo a quegli ex diciottenni ora trentenni e facendoli tornare a Londra dopo tanti anni. Anche per loro, come per tutti, la vita è stata una sorpresa. E ritrovarli cresciuti è stato come incontrare dei vecchi amici di cui si erano perse le tracce.
Chissà che questa storia non sia il preludio di un’altra bella attesa e di qualche altra fantasticheria, che di certo però non riguarderà party esclusivi con centinaia di ragazze pronte a fare qualsiasi cosa: Carlotta ucciderebbe prima loro e poi me.